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INCHINO ALLA VELA
Per questa pagina avevo un testo che mi è stato censurato perché l’argomento non si confaceva al mese di Maggio, ... insomma non era abbastanza gradevole. Cercando un soggetto più adatto mi si è cacciato in testa il ricordo di un simpatico brano del mio amico Oreste*. Buona occasione per incontrarci, in via delle Vele, per chiedere a lui ed a “Bolina”, che l’aveva pubblicato, di proporvelo. Spero che la sua lettura risulti a tutti voi tanto gradevole quanto lo è stata per me . GG.M.
* Oreste, o meglio Orestino, come lo chiamiamo tutti noi, era già un regatante affermato quando io velicamente ancora annaspavo ed è il babbo di Alessandro, che in molti avete avuto come istruttore.
INCHINO ALLA VELA
Ad ogni buon velista è capitato almeno una volta di essere protagonista di qualche episodio tutt'altro che glorioso, di cui si è un po' vergognato. Per quanto mi riguarda, fra le varie situazioni una in particolare non sono mai riuscito a cancellare dalla memoria, quasi come fosse qualcosa di imperdonabile!
Molti anni fa stavo uscendo da Portoferraio con un Comet 910 ed ero diretto a Cavo, con a bordo mia moglie e mio figlio. Avevo poco più di un'ora di tempo per giungere al porto, dove avevo appuntamento con degli amici. Come sempre avevo alzato randa e genoa, ma il vento, da Nord Ovest era piuttosto leggero, tanto da non consentire una velocità adatta per giungere in tempo utile alla meta. Negli anni passati avevo partecipato, anche con ottimi risultati, a numerose regate. Sulla poppa della mia Cometa Gialla avevo anche montato il timone a vento. Questo per sottolineare la mia natura di “velista anche con vento leggero”.
Ma quel giorno avevo fretta, così ammainai il genoa e, neces-sariamente, avviai il rumoroso Farymann, che consentiva una velocità di quasi 5 nodi a due terzi del massimo dei giri, mentre la randa stabilizzava la barca.
A mezzo miglio davanti alla mia prua, un'imbarcazione di circa 12 metri stava rimontando il vento con una lenta bolina, mure a sinistra. Giunto nelle sue vicinanze, manovrai leggermente per passagli di poppa e vidi che batteva bandiera tedesca. Il timoniere, che aveva una folta barba, era seduto sottovento e teneva con la mano sinistra la ruota del timone.
A quel punto, rivolto a me con uno stentato ma comprensibile italiano, mi disse: “Sei barca a vela, perché vai a motore?”. Questa domanda mi colpi come una pugnalata a tradimento. Certo, io avevo un buon motivo, ma come facevo a farglielo capire? E poi, perché gli dovevo delle spiegazioni? Così, senza dire niente, continuai sulla mia rotta, come se non avessi capito. In realtà quelle parole risuona-vano nel mio cervello come un rimprovero, che certamente non meritavo, proprio per quanto ricordato prima, …ma quel tedesco non lo poteva sapere! Comunque, aumentai un po' i giri del motore per allontanarmi al più presto, come se mi aspettassi qualche altra sentenza! Proprio a me! Per molti anni ho sempre avuto in mente questo episodio, finchè un giorno mi sono sentito moralmente riabilitato. Stavo rientrando dalla Grecia con il mio nuovo Class 33. Ero diretto a Cetraro dopo una sosta a Vibo Valentia. Il vento di 10 o 12 nodi favoriva la navigazione di bolina, mure a sinistra, consentendo una velocità intorno ai 5 nodi. A circa 5 miglia al traverso di Amantea si potevano contare numerose imbarcazioni che procedevano a vela, nelle più diverse andature. Alcune forse 5 o 6, anche se un po' lontane da me, sembrava avessero la mia stessa direzione, tanto che giungemmo così fino quasi al traverso di Paola.
Erano già passate le 16 e il vento scese intorno agli 8 nodi; per le barche più pesanti e meno boliniere era arrivato il momento di ricorrere al motore. Per me, con le piccole onde spinte dalla leggera brezza, era piacevole e divertente rimontare il vento di bolina stretta, al contrario evidentemente degli altri velisti che facevano la mia stessa rotta, tanto che ben presto la mia barca rimase l'unica a tutta vela; doveva apparire abbastanza spettacolare, con le scotte ben tesate e leggermente sbandata, su un mare stupendo. Infatti, un'imbarca-zione (credo un Bavaria sui 15 metri, battente bandiera tedesca), che procedeva a motore verso Sud, a circa un quarto di miglio davanti alla mia prua deviò per passarmi vicino e, quando arrivò a meno di 50 metri, vidi il timoniere togliersi il cappello e salutarmi con un profondo inchino. La soddisfazione che provai in quel momento è indescrivibile, ma è facilmente immaginabile!
ORESTE VAGLINI
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